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Bianchi Domenico

Domenico BIANCHI (giornalista-pubblicista)

 Nacque  nel 1853 a Pietrafitta dove ancora esiste la  casa in cui abitò. Non si hanno notizie sicure su dove compì gli studi, probabilmente  li cominciò in loco con l’aiuto di un precettore continuandoli poi a Cosenza sotto la guida di Demetrio Vinacci, sacerdote “maestro della calabra gioventù”; già a 17 anni attirava l’attenzione di un giornale di Cosenza,  Il Cattolico Calabrese , che  pubblicò un suo lavoro intitolato Ricordi storici e Leggende sull’Abate Gioacchino. Impressioni Giovanili.  L’anno successivo, nel 1871, lo vediamo collaborare, con altri giovani intelligenze cosentine, ad un giornale,  L’amico del buon senso, che verrà pubblicato a Cosenza  per un breve periodo. Questa esperienza maturò in lui la passione per le lotte a favore  della sua regione e lo indusse ad  intraprendere la professione di giornalista e pubblicista. Continuò la sua esperienza collaborando al Roma chiamato dal Billi ed ebbe per maestri il Cavallotti ed il De Santis. Collaborò alla Rivista Italiana e all’ Epoca di Firenze con articoli di carattere letterario e politico. A gennaio 1876   cominciò a pubblicare un bisettimanale, L’Avanguardia, che continuerà fino al 1915  con una interruzione dal 1909 al 1913. L’Avanguardia parteciperà alle battaglie politiche ed amministrative locali. Dal 1902 la rivista si arricchì con l’inserto L’Avanguardia letteraria. Il giornale si batteva perchè il territorio calabrese venisse attrezzato di tutte quelle infrastrutture, strade, ferrovia, che avrebbero dovuto modernizzare la nostra regione.

   Oltre al bisettimanale, Domenico Bianchi  diresse con l’acrese Vincenzo Julia la rivista di storia, scienze ed arti  Telesio sul quale tenne una rubrica di critica letteraria e dove continuò i suoi studi di etnografia, dedicandosi nel contempo ad illustrare gli uomini che avevano onorato la Calabria. Parteciparono alle sue iniziative editoriali le migliori firme della cultura cosentina e calabrese dell’epoca, da ricordare Vincenzo Padula, Vincenzo e Antonio Julia, Nicola Misasi, Stanislao De Chiara, Vincenzo Pagano, i fratelli Maria Greco, Raffaele Capalbo, Italo Carlo Falbo, direttore all’epoca del Messaggero e tanti altri ancora.

   La tipografia dell’Avanguardia stampava non solo il giornale, ma anche classici greci e latini nella loro forma originale, oltre a opere di autori locali che grazie al Bianchi cominciarono a farsi conoscere. Fu membro dell’Accademia Pittagorica, cenacolo culturale cosentino.

   Tra i suoi scritti sono da ricordare ancora  Sulla tomba del poeta Pietro Giannone, “Saggio sui canti popolari calabresi. Un’altra opera, La Calabria Illustrata, rimasta manoscritta, è andata perduta.

   Il 14 Dicembre del 1920, circondato dall’affetto della moglie e dei figli che continuarono per un certo tempo le opere del padre, chiuse la sua esistenza nella sua casa ai Franconi di Pietrafitta. I suoi resti riposano nel cimitero di Pietrafitta.

(NB. La cronaca della vita, come testè descritta, è stata ricostruita sulla base di alcuni suoi scritti, specialmente articoli de L’ Avanguardia ed il  Telesio.