CANALE: ULTIMO ASILO DI GIOACCHINO

   I l visitatore che si accingesse a inerpicarsi su per il ripido sentiero che conduce a Canale, farebbe bene a scrutare prima il cielo: in caso di pioggia infatti il percorso diverrebbe ancora più accidentato di quanto già non sia e la meta difficile da raggiungere. Questo forse costituisce il limite ma anche un pregio del luogo: parte del suo fascino infatti risiede nella sua inaccessibilità, che impedisce pero` ai più di godere delle sue attrattive.

San Martino di Canale e` una piccola contrada del comune di Pietrafitta, persa tra i castagneti che ricoprono la dorsale silana, senza un cartello che indichi l'esatta direzione al nostro ipotetico visitatore: e` un luogo di memorie suggestive e di bellezza selvatica.

S. Martino di Canale: Chiesa di S.Anna


Il silenzio che avvolge i boschi intorno sembra incarnare purtroppo il crescente oblio a cui il tempo ha condannato gli uomini e le cose che popolavano queste balze in secoli ormai lontani: qui sorgeva -pare- un antico tempio dedicato a Giove; qui, a partire dal VII sec., fiori` un monastero di monaci basiliani, retto da uomini santi e famosi come il Beato Ubertino da Otranto, che vi trovo` la morte nel 778; qui pero`, nel 986, giunsero anche i Saraceni, che portarono morte e distruzione e costrinsero i monaci scampati alle incursioni a darsi alla fuga nel Sannio sotto la guida di Sant'Ilario.

Nel 1189 - secondo alcuni studiosi - arrivo` a San Martino di Canale il suo ospite più illustre: l'abate Gioacchino da Fiore si sarebbe trasferito per qualche tempo in quel che restava dell'antico Cenobio con un gruppo di suoi monaci;

S. Martino di Canale: Chiesa di S.Anna

e` certo tuttavia che dodici anni più tardi Andrea, Arcivescovo di Cosenza, assegnava a Gioacchino e al suo ordine il Monastero e la Grancia annessa. In seguito alla donazione i monaci florensi, con entusiasmo ed alacrità, cominciarono subito i lavori di restauro della Chiesa e lo stesso Gioacchino venne a dirigere le operazioni; ma qui, prima del completamento dell'opera, il 30 marzo del 1202 il grande esegeta medievale si spegneva nel compianto dei suoi. Oggi Canale conserva solo il ricordo di Gioacchino, dopo averne custodito le spoglie per circa trentotto anni prima della traslazione nell’Abbazia di San Giovanni in Fiore. Degli edifici di un tempo non rimane quasi più nulla. Pesanti rimaneggiamenti del XIX sec. hanno ridotto le dimensioni della chiesa, consentendo la sopravvivenza di pochissimi elementi architettonici originari: l'abside semicircolare completamente sporgente all'esterno e alcune monofore a feritoia fortemente strombate verso l'interno. L’azione del tempo e l’incuria degli uomini hanno fatto il resto. Nel 1995 la Soprintendenza ai Beni A.A.A.S. di Cosenza ha dichiarato il monastero di San Martino di Canale "di interesse particolarmente importante", ma, considerato lo stato dell'edificio, si impongono interventi urgenti di recupero, che richiedono l'impegno delle istituzioni e insieme degli uomini di cultura sensibili alle vicende del patrimonio culturale del nostro territorio : il monastero va tutelato nei suoi aspetti strutturali, sondato e indagato per accrescere i dati a disposizione di tecnici e studiosi; a questo pero` deve affiancarsi un processo di riappropriazione culturale più ampia che restituisca al monumento la sua significatività, che lo riconnetta alla storia e all'altissima esperienza spirituale che l'ha prodotto, che possa generare interessi e conoscenze presso un pubblico non solo d’élite. Fra pochissimo si celebrerà il millenario della scomparsa di Gioacchino. Occorre far si` che il luogo della sua morte non rimanga cosi` inaccessibile -in tutti i sensi- come e` stato finora. L'ignaro visitatore che dovesse durare la fatica dell'arduo cammino tra pini e castagni, sicuramente si incanterebbe, una volta giunto a destinazione, davanti al paesaggio che si apre improvviso sulla vallata, potrebbe lasciarsi conquistare dalla pace e dalla solitudine del luogo e ritenersi soddisfatto e pensare: "Ne e` valsa la pena"; ma potrebbe anche ignorare per sempre di aver calpestato una terra con una sua storia composita e affascinante; potrebbe non cogliere lo spirito di Gioacchino che ancora aleggia in queste contrade. Sarebbe un vero peccato dopo tanta fatica!

Rosanna Tedesco



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