DEDICATO A ... BONAVENTURA ZUMBINI

   A  Bonaventura Zumbini sono dedicate strade, intitolate scuole e associazioni; tutti a Pietrafitta ne conoscono il nome o ne saprebero indicare la casa natale; eppure, se si vanno a verificare più in profondità le conoscenze circa le attività e le opere lasciate dal nostro noto concittadino, ci rendiamo conto che in realtà egli risulta uno sconosciuto per molti, soprattutto fra le nuove generazioni. Da qui la decisione di raccogliere qualche breve notizia intorno alla vita e alla produzione Zumbini. Bonaventura Zumbini nasce nella frazione Campitello il 10 maggio 1836, da una nobile e agiata famiglia, nell'ambito della quale, per problemi di salute, conduce da autodidatta i propri studi, utilizzando il materiale offerto dalla ricca biblioteca paterna. Determinante fu per lui l'incontro, in età di adolescenza, con Francesco De Sanctis, il grande critico della letteratura italiana, che lo incoraggia nello studio delle lingue classiche e moderne, di cui Zumbini si impadronisce con straordinaria perizia. Dedicatosi per un certo periodo all'insegnamento nelle scuole medie, insieme ad altri illustri cosentini fonda nel 1866 il giornale "La Libertà", testimonianza dell'impegno politico e della fede patriottica che Zumbini e compagni nutrivano nelle nuove istituzioni e nei protagonisti della "rivoluzione" risorgimentale: Cavour, Garibaldi, Mazzini ecc.

All'età di trantadue anni si trasferisce a Napoli, dove, con un saggio dedicato al Settembrini e alla critica letteraria italiana, attira l'interesse degli studiosi del tempo, in particolare del solito De Sanctis che riconoscendolo suo allievo, ne apprezza le

Casa natale di B.Zumbini


capacità e la sensibilità critica. Nel 1880 viene chiamato a ricoprire la cattedra di Letteratura Italiana all'Università di Napoli e l'anno successivo diventa Rettore della stessa. Membro di molte commissioni governative, fu Presidente dell'Accademia Cosentia e socio dell'Accademia Pontoniana di Napoli, dell'Accademia dei Lincei di Roma e di altre importanti Accademie italiane e straniere. Infatti godeva di molta considerazione anche oltralpe, grazie alle sue opere a ai frequenti viaggi che amava compiere e che gli consentivono di stringere amicizie e rapporti di notevole spessore culturale con gli ingegni più impegnati nel tempo, come dimostra il ricco epistolario che ci ha lasciato.

Per i suoi alti meriti nel campo dell 'insegnamento universitario e della critica letteraria e per il suo impegno politico, nel 1905, viene nominato Senatore del Regno e in tale veste si prodiga a favore di iniziative

Casa natale di B.Zumbini

che valorizzino il Meridione e la Calabria in particolare, interessandosi soprattutto di problematiche scolastiche ed educative. Muore a Portici (NA) il 21-03-1916, all'età di 80 anni. La produzione di Zumbini è molto vasta e comprende numerosi titoli: Saggi Critici (1876), Studi su Petrarca (1878), Il "Filocolo" del Boccaccio (1879), Sulle poesie di V. Monti (1886), Studi di Letteratura Straniera (1893), Studi di Letteratura Italiana (1894), Studi sul Leopardi (1902 - 1904), W.E. Gladstone nelle sue relazioni con l'Italia (1914). L'accademia Cosentina pubblicò postumo il volume Studi di Letteratura Comparata (1931), costituito da ricerche zumbiniane su alcune opere di Milton, Byron, Shakespeare, Goethe ecc. Gli studi di Zumbini risultano preziosi per la quantità di informazioni e le qualità dell'erudito, ma probabilmente mancano di vigore speculativo. I suoi contributi critici più alti riguardano l'interpretazione della poetica e del pensiero di Leopardi, in particolare del suo pessimismo in relazione alla poesia dei Canti. Da queste brevi note risulta evidente che Zumbini è un personaggio da approfondire. Il nostro paese ha dedicato a lui qualche convegno negli anni passati e intende promuovere studi ed iniziative che ne riconoscano l'importanza ed il valore nel dibattito culturale del suo tempo. In fondo abbiamo un debito di gratitudine con lui che, di ritorno a Cosenza dopo tanti anni, riascoltando in una stazioncina una parola dialettale, pronunciata col tipico accento delle nostre contrade, si zittì, pensoso e commosso: <<...In quella parola aveva inteso soave, intenerita, appassionata, la voce della patria sua, quella voce che era pur sempre quella di sua madre, delle suore dilette, degli amici carissimi; che era pur quella, forse, di una buona e bella e sventurata che egli amò! >> (Nicola Misasi, 1893).

Rosanna Tedesco



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